Socially Made in Italy al Coworking di Sovico. Per parlare di un Made in Italy molto speciale.

Socially Made in Italy al Coworking SovicoCi sono realtà, intorno a noi, in grado di ispirarci e farci capire come – attraverso progetti di valore portati avanti con serietà e lungimiranza – si possa dare una interpretazione migliore a tante cose, di cui magari sentiamo molto parlare ma non approfondiamo.

È il caso di un concetto molto citato ma forse non sempre interpretato nel modo migliore: il “Made in Italy”.

Siamo tutti d’accordo che l’aver realizzato qualcosa sul nostro territorio sia un punto di interesse da valorizzare, ma si tratta di un punto che è possibile sviluppare a livelli diversi, in molti modi.

L’occasione di affrontare un “Made in Italy” speciale, a nostro avviso di grandissimo interesse, ce lo dà Socially Made in Italy con la sua fondatrice Caterina Micolano, che ha gentilmente accettato l’invito a presentare il progetto alla nostra Coworking Community, il giorno venerdì 29 marzo alle 18.30.

Ma che cos’è Socially Made in Italy, e perché siamo contentissimi di parlarvene?

Socially Made in Italy è un progetto etico nell’ambito della moda – in particolare la moda che si crea e realizza con le mani, in laboratori dove si praticano la sartoria, la serigrafia, la pelletteria, le lavorazioni a telaio e feltro… – che impiega ben  60 donne.

Ma queste 60 figure femminili lavorano in un universo particolare, perché si trovano all’interno di 6 diversi laboratori, e non si tratta di laboratori normali.

No: le donne che lavorano per Socially Made in Italy sono all’interno di istituti penitenziari. Avete capito bene: sono in prigione.

Socially Made in Italy – che lavora nel rispetto dei contratti sindacali di categoria e garantisce l’impatto socialmente utile dell’intervento lavorativo, grazie al sistema produttivo certificato dal marchio Sigillo del Ministero della Giustizia – costituisce quindi un vero e proprio distretto produttivo diffuso, con logiche di sostenibilità e rieducazione tramite il lavoro, all’insegna di un modo di produrre “Made in Italy” proveniente dalla società civile, unendo in un progetto unico etica e moda.

Non è un caso se, tra i promotori di Socially Made in Italy ci sono esponenti dell’Alta Moda italiana e del lusso, che supportano il progetto, così come fanno i sono docenti dei training formativi e mentori, nei vari laboratori. 

Donne negli istituti di pena, al lavoro con chi – nella società civile – ha avuto modo di cogliere opportunità, prestigio e onori nel corso di carriere baciate dal successo in nome del Made in Italy.

Due mondi che ora si incontrano, dialogano e collaborano per costruire un Paese migliore.

Più efficiente, interattivo, interconnesso.

Mondi di cui fanno parte donne come Ilaria Venturini Fendi, la più giovane delle figlie di Anna Fendi, la prima ad aver creduto nel progetto… sue queste bellissime parole:

Un brand può essere piccolo ma aspirare comunque a traguardi alti, con maggiore libertà, imboccando percorsi creativi e imprenditoriali innovativi in grado di dare una risposta al numero sempre più grande di consumatori che chiedono prodotti rispettosi dell’ambiente e socialmente più etici. La speranza è che molti altri nella moda possano seguire questo percorso per far sì che presto il “made in Italy”, di cui facciamo orgogliosamente parte, diventi il “sociallymadeinitaly”.

Pensiamo che – dopo una introduzione come questa – non sia più necessario spiegare… perché siamo contentissimi di potervi invitare alla serata di Socially Made in Italy!

Vi aspettiamo, venerdì 29 marzo alle 18.30 in via Giovanni da Sovico 96.

Al termine della presentazione sarà offerto un piccolo rinfresco. Arrivederci al 29/3 con Socially Made in Italy!

Socially Made in Italy

Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *