Repubblica, Airbnb e il Coworking. Una riflessione dalla Brianza.

Leggiamo su Repubblica di domenica 24/9 (Edizione di Milano) che il colosso dell’ospitalità AIRBNB, realtà di primissimo piano sullo scenario delle nuove aziende e della Sharing Economy – sta arricchendo la propria proposta, oltre la tradizionale condivisione di appartamenti e stanze.

In modo a nostro avviso molto intelligente, sta allargando l’orizzonte rispetto alla domanda tradizionale del suo target di riferimento e inizia a proporre anche delle esperienze significative, legate a un territorio.
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Un po’ come dire:
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“So che darti un letto o una casa è utile, ma certo non ti fa conoscere dal di dentro una città, un ambiente, un ecosistema, quindi ti propongo anche ‘qualcosa da fare’, che abbia una relazione con il territorio”.

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Ed ecco quindi la proposta di partecipare a un “laboratorio di panificazione” (facciamo il pane insieme, come si fa a Milano), oppure alla sessione di lavoro con un orafo, che permette agli iscritti di lavorare al proprio gioiello fatto con le proprie mani, e poi di tenere il souvenir, unico al mondo come l’esperienza che si ha avuto modo di compiere.Coworking e Airbnb
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Ci sembra una modalità molto intelligente di far entrare qualcuno nella vita di una comunità, che – al tempo stesso – ha modo di farsi conoscere di più e, perché no, allargare il proprio giro di contatti.
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Un incontro “win-win” in cui chi arriva da lontano riesce ad avere un contatto significativo con i locali, e questi locali aprono … la porta e non solo a un nuovo contatto.
Un contatto che può portare – anche grazie alle possibilità offerte dai social network – ad ulteriori conoscenze e contaminazioni.
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Vedendo tutto questo dal nostro punto di osservazione di Coworking italiano e brianzolo, vengono subito diverse considerazioni, pensando alle potenzialità del nostro territorio.
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Proviamo ad elencarle:
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1 – Perché non applicare questo concetto anche al mondo del lavoro?
Il Coworking è già una condivisione sistematica di spazi/esperienze/relazioni, perché non svincolarlo dall’utilizzo della postazione o dell’ufficio – ad oggi condizione imprescindibile per entrare in contatto con la Community – e promuovere incontri basati sulle attività professionali?
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2 – Perché non sviluppare scambi di questo tipo anche al di fuori dell’ecosistema Airbnb?
E’ vero che loro sono una vera e propria “potenza” ma è altrettanto vero che le nostre istituzioni non son certo prive di strumenti e capacità, forse anche culturalmente più adeguate a contaminaazioni in ambito economico-produttivo (pensiamo alle Camere di Commercio ad esempio)
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3 – Perché non focalizzare il ragionamento – invece che sugli stranieri – sulle community professionali dei vari distretti italiani?
Noi della Brianza di certo potremmo presentare/proporre/condividere i valori specifici delle nostre realtà locali, e conoscere meglio ciò che nelle altre numerosissime aree produttive italiane, in tutte le regioni, hanno da “esportare”airbnb coworking e turismo in brianza
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4 – Infine, perché non gestire tutto questo anche – comunque – in chiave turistica?
Siamo abituati a considerare il nostro territorio sotto ilprofilo economico, ma non dovremmo dimenticare le sue bellezze naturali e paesaggistiche (noi stessi abbiamo proposto, tempo fa, il turismo ecoletterario in riva al Lambro…)
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Solo alcune riflessioni, che nascono spontanee in una realtà, quale il nostro Cowo®, dove la condivisione di esperienze lavorative ed umane è all’ordine del giorno, da molti anni e… anche senza Airbnb.

 

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